1922

Quest’anno la Casa d’Arte Bragaglia, che si è trasferita in via degli Avignonesi, presenta tra le altre esposizioni quelle di Boccioni, Oppi, Dottori, De AngelisFerrazzi, Boecklin, Prampolini, Rossi.

Massimo Bontempelli pubblica il romanzo La scacchiera davanti allo specchio per le edizioni Bemporad di Firenze.
Il racconto, che è una prima vera formulazione in forma narrativa del Realismo magico, è informato ancora a una certa aria “metafisica”. Lo dimostra il mondo infinito, nel quale si ambienta la storia, fatto solo di spazio in un tempo senza avvenire, vuoto di natura, governato da manichini. Per un libro di Massimo Bontempelli, Siepe a nord-ovestde Chirico prepara una serie di illustrazioni che alternano le marionette-manichino nelle città misteriose, al nuovo clima “romantico” boeckliniano. Nel frontespizio, con il poeta e la musa, si esprime la necessità di “classicismo pittorico” (e anche il titolo di un suo articolo apparso su “La Ronda“), del tutto analogo alla svolta del dopoguerra europeo.
E’ l’identico clima in cui maturano la svolta di Picasso e le correnti più avanzate, la teoria aurea di Le Corbusier e in definitiva il rappel à l’ordre di Jean Cocteau .

22 GENNAIO In piazza Sallustio 19 si inaugura la scuola d’arte diretta da Felice Carena, Orazio Amato e Attilio Selva. Avrà tra i suoi allievi Giuseppe Capogrossi ed Emanuele Cavalli .

8 APRILE Nuova esposizione del gruppo di “Valori Plastici“, nell’ambito della Fiorentina primaverile. La selezione appare più ampia e meno rigorosa e accanto al nucleo storico compaiono Amerigo Bartoli, Ugo Giannattasio, Quirino Ruggeri, Riccardo Francalancia, Carlo SocrateEdita Broglio e perfino Armando Spadini, la cui arte “luminosa e severa” viene riabilitata da una diplomatica presentazione di Alberto Savinio.

APRILE XC Esposizione della Società Amatori e Cultori di Belle Arti. Espongono i pittori della Campagna romana. Tra le mostre personali si notano quelle di Otto Greiner e Antonio Mancini. Esordisce il venticinquenne Antonio Donghi. Cambellotti espone una serie di sculture (bronzi e ceramiche); vi si tiene la retrospettiva dello scultore Hans Stoltenberg Lerche con sculture, ceramiche, gioielli e vetri.

15 APRILE Si apre la tredicesima edizione della Biennale di Venezia, che accentua il carattere regionale della sua organizzazione: alla giuria si aggiungono i fiduciari delle sedi regionali (Carena per Roma). Trionfano in apertura Canova e Hayez: l’ufficialità sembra accettare le opinioni degli artisti teorici, di Carrà che aveva scritto di Canova su “Valori Plastici“, di de Chirico che aveva parlato di Hayez su “Il Primato“. (Eppure, coraggio di certi tempi, accanto alla mostra di Canova appare quella della scultura negra!). Notevole la sala di Modigliani (ispiratrice di polemiche) e, tra i padiglioni stranieri, quella di Oscar Kokoschka, di Maurice Denis e Bonnard e di Emile Bernard. Sembra diventato un linguaggio comune il ritorno al soggetto vero, ma visto con fissità e straniamento (Realismo magico). Tra gli artisti orientati verso questa tendenza spicca Virgilio Guidi con il quadro Madre che si leva, accanto a Funi, Carrà e Dudreville. Tra gli scultori dell’esposizione troviamo Drei, Selva e D’Antino.

19 APRILE A Roma nasce un nuovo ritrovo notturno, il Cabaret del Diavolo presso l’Hôtel Elite et des Etrangers, proprietario l’eccentrico Gino Gori. Le sale sono decorate da Depero. L’inaugurazione è un avvenimento da non perdere se non altro per vedere le sedie a forma di diavoletto, i fondali dai colori contrastati ed accesi, le luci alternate. Per l’occasione oltre a Marinetti e Folgore, troviamo anche gli uomini del “ritorno all’ordine”: Massimo Bontempelli, Alfredo Casella, Alberto SavinioVincenzo Cardarelli, Carlo SocrateCipriano Efisio Oppo ed Armando Spadini. A metà anno si apre a Firenze la Mostra della Pittura italiana del Seicento e del Settecento. Vi appaiono opere di Luca Giordano, Tiepolo, Piazzetta, Canaletto, Bellotto, Longhi, Magnasco. E poi Ribera, Preti, Domenichino, Reni, nature morte di Baschenis, Guercino, Sacchi e Maratta. La mostra qualche tempo prima ha suscitato un’interessante polemica, fomentata dallo scritto di de Chirico La mania del Seicento (“Valori Plastici” n. 3, 1921). Gli hanno risposto, esprimendo le proprie opinioni, Lionello Venturi, Carrà, Malaparte, CecchiOppoBontempelliSarfatti.

2 GIUGNO Al Circolo delle Cronache d’Attualità, in via degli Avignonesi, va in scena il Ballo meccanico futurista, ideato da Ivo Pannaggi e Vinicio Paladini. Gli spettatori possono vedere un uomo meccanizzato, che nel semplice ritmo del balletto, si avvicenda a un pupazzo umanizzato.

4 GIUGNO Viene inaugurata la Biblioteca di Storia dell’Arte a Palazzo Venezia.

SETTEMBRE Mario Broglio stipula con il sarto Flaminio Martellotti un contratto relativo alla collezione di “Valori Plastici“. “Scopo della collezione – come si legge nell’articolo 1- è quello di raccogliere con rigorosa scelta le opere di artisti contemporanei italiani e stranieri più significativi con uno speciale riguardo a quelli che rappresentano una tendenza novatrice nel campo dell’arte moderna”.

“Intanto nel bel mezzo del Pincio, alla Casina Valadier, si è inaugurato il nuovo ristorante, e fra le piante occhieggiano tanti tavolinetti apparecchiati con una civetteria piena di inviti. La quiete del luogo è turbata da un acciottolio di piatti e di bicchieri e dal sospiro di un’ orchestrina in tempo di fox-trot. Un aroma di tagliatelle e di stufatino si diffonde in un atmosfera ch’era stata finora consacrata alle pure elevazioni dello spirito dai sogni di tanti poeti. E, per solennizzare il XX settembre, anche un’altra novità: l’inaugurazione della Galleria di Piazza Colonna. Una Galleria in quel palazzone, tronfio e sgraziato come un ‘pescecane’ in abito da sera: tronfia e sgraziata anche lei con le malinconiche vetrate della copertura, destinate a togliere ogni festosità alla bella luce del giorno per proteggere dalla pioggia e dal sole gli oziosi. Si sa: la loro brava Galleria ce l’avevano Milano, Genova, Napoli… e Roma non ha voluto essere da meno. Però se la doveva tirar su un po’ più grandiosa, col tetto che fosse almeno un metro più alto di quella di Napoli, di Genova, e di Milano… Tanto per la sua dignità di Capitale”. (A. Frateili, Almanacco di Roma, Spoleto 1924).

All’Accademia di S. Luca nel centenario della morte di Antonio Canova, si commemora l’artista con una mostra ed un discorso inaugurale.

28 OTTOBRE Marcia su Roma.

DICEMBRE “Dicembre…dicembre… che cosa è accaduto in dicembre? Solo si affacciano alla memoria, miti raccolte e cordiali, le Feste Natalizie, con la visita d’obbligo al Bambin dell’ Aracoeli. Ma ci dev’essere dell’altro, e certo molto importante. Ecco l’inaugurazione della Mostra degli oggetti d’Arte e di Storia restituiti dall’ Austria, ed esposti in tre immensi saloni del Palazzo Venezia. La Mostra della Vittoria, come l’hanno chiamata i giornali: una specie di miracolosa strenna che S. E. il poeta Luigi Siciliani ha voluto regalare ai romani, perché non fosse più cancellata dalla loro memoria la munificenza del suo artistico pontificato. La Mostra, ideata e organizzata da Ettore Modigliani, è riuscita cosa veramente degna di Roma, avendo sulle altre mostre artistiche e storiche il vantaggio di una varietà da contentare tutti i gusti e tutte le competenze particolari. E’ stata insieme galleria di quadri e di statue, biblioteca di edizioni rarissime e di codici preziosi, archivio dei più interessanti documenti, museo di curiosità e di materiale di scavi, raccolta di gemme d’una bellezza quasi favolosa, da imbambolare i nostri poveri occhi disabituati a vedere certe magnificenze altro che nelle illustrazioni dei racconti orientali. Perchè sui quadri, sugli arazzi estensi, sui cimeli storici, l’ammirazione dei cittadini è stata per le gemme del Tesoro di Toscana, raccolte in un’ ultima saletta dove la luce sfacciata delle lampadine elettriche troppo forti giocava tra le perle, l’oro e le pietre preziose. Fantasie strane e colorite di orafi secenteschi, il cui capriccio si sbizzarriva intorno a perle enormi, costruendovi su con le pietre e gli ori forme di animali scintillanti. Si andava da una vetrina all’altra con la testa piena dei racconti delle ‘Mille e una Notte’ dove le perle erano sempre grosse come un uovo, e i frutti di un giardino erano di diamanti, di smeraldi, di rubini. Cercavi Aladino che ti aveva condotto per mano, o il Genio che col batter della bacchetta ti aveva fatto nascere quel tesoro da una fumata di sulfureo vapore. Avevi invece intorno altra gente istupidita come te dalla meraviglia, e i carabinieri di guardia che ti fissavano addosso certi occhi sospettosi…”. (A. Frateili, Almanacco di Roma, Spoleto 1924).

Giorgio de Chirico abita in via Appennini, 25/b, insieme alla madre e al fratello, Alberto Savinio. Il suo studio è molto lontano, in via della Lungara ed è condiviso con Amerigo Bartoli. Una paginetta di Antonio Baldini (1922) lo ritrae in quel tipico squarcio romano: “Con quel suo cappelluccio in cresta, con quella sciarpa color sangue intorno a un viso di cera e d’argento, egli se ne viene col suo bravo vincastro passo passo la mattina di buon’ora giù dalle parti più alte di Roma, traversa tutta la città, passa il fiume e raggiunge in Trastevere lo studio che è ai piedi del Gianicolo, a poca distanza dal Regina Coeli. Lungo la strada fa l’acquisto d’un uovo da temperare col tuorlo le terre per la sua pittura e, secondo la stagione, di mele, aranci, ravanelli, pomodori o meloni, da ritrarre. Fra la strada e lo studio c’ è uno spiazzo alberato con fontane, panni a stendere, e una vista assai pittoresca dei greppi gianicolensi, con ville e boschetti che il nostro amico si farà così ben sfruttare sulla tela. Lo studio è grande e luminoso; ma lo stato di disordine in cui si trova fa pensare alle case di Gorizia durante la guerra.[…] Verso sera, nell’ora più metafisica della giornata, quando il cielo diventa verde sul monte l’ombra si allunga sulle fabbriche di Regina Coeli adiacenti, il Maestro esce dallo studio con quel suo passo misurato d’uomo che non ha mai paura di far tardi. Egli imperturbato come si conviene a vero filosofo aspetta sul cantone l’autobus che lo conduce a piazza Colonna. Di lì passa all’Aragno dove s’intrattiene un’oretta con qualche fisico che lo mette al corrente dei pochi veri casi della giornata. Di solito prende posto in uno degli angoli più riparati della terza saletta”.

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