NINO BERTOLETTI

Roma 1889 – 1971

Inizia a dipingere giovanissimo e si dedica alla pittura appena terminati gli studi, con una formazione più personale che accademica. Esordisce nel 1909 all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Rimini. Entrò in contatto con un gruppo di artisti modernisti che vivevano a Roma – tra cui Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi e Vittorio Grassi – e che si muovevano intorno alla nuova rivista «La Casa». Nel 1909 e 1910 Bertoletti vi pubblicò studi di arredamento, in bianco e nero, derivati dallo stile estremamente semplificato, detto à plat e praticato da Aleardo Terzi. Nel 1910 espose, alla Società degli Amatori e Cultori di belle arti, il paesaggio “Fontanina di Michelangelo”. Alla Esposizione internazionale di belle arti, a Valle Giulia, nel 1911, presentò un dipinto malinconico: “La gondola”. L’anno successivo era a Napoli, alla I Mostra d’arte giovanile, insieme ad artisti romani che ritrovò poi nella Secessione Romana del 1913 e del 1916. Nel “Sogno”, dipinto nel 1913, e nel “Ritratto”, esposto alla I Secessione Romana, ha uno stile molto vicino al simbolismo. Tra il 1913 e il 1916 abitò in una casa-studio a Villa Strohl-Fern e, dal 1915 con la moglie Pasquarosa Marcelli (Anticoli Corrado, 1896 – Camaiore, 1973), che era stata prima modella dello scultore Nicola D’Antino e del pittore Felice Carena e poi era diventata pittrice. La sposerà, col rito religioso, nel 1925. Dipingeva en plein air ritratti di amici e conoscenti: “Virgilio Guidi“, “La contessa Posse”, “Il pittore Brazdà” e “Donna sulla sdraia”. Soggetti colti all’improvviso, nella luminosità del giorno pieno. Tra il 1913 e il 1916 ha illustrato libri per bambini, della serie “Bibliotechina de La Lampada”, di Mondadori. Dopo la guerra espone alla II Biennale romana del 1923, dimostrandosi sensibile al clima del Ritorno all’ordine, in una declinazione neoclassicista. Partecipa alla I Mostra del Novecento italiano del 1926. Dotato di un vasta cultura e portato verso un aristocratico “dilettantismo”, stringe rapporti di amicizia con CecchiPirandellode Chirico, al quale dedica un ritratto nel 1924. Spirito schivo e alieno da polemiche, preferisce lavorare nell’isolamento; la sua partecipazione alle mostre è, di conseguenza, limitata. Nel 1927 alla XCII Esposizione degli Amatori e Cultori espone nel gruppo dei “Dieci artisti del Novecento Italiano” presentato da Margherita Sarfatti; partecipa alle Sindacali e alle Biennali di Venezia; ha una sala personale alla II Quadriennale nel ’35 ed è presente alle mostre degli Amatori e Cultori del 1927 e del 1930 oltre che alle Biennali di Venezia. Nell’autopresentazione alla II Quadriennale ribadisce la sua fedeltà al dato naturale e l’estraneità a mode e programmi culturali, in Italia e fuori. Della sua personalità lasceranno un affettuosa testimonianza alcuni fra i protagonisti della vita artistica romana: de ChiricoGuttusoLevide Libero in occasione della retrospettiva allestita all’Ente Premi Roma nel 1974.