MARIO BROGLIO

Piacenza 1891 – S. Michele di Moriano (Lucca) 1948

 

Abbandonati gli studi classici, s’iscrisse all’Accademia di Belle Arti dove strinse amicizia con Amerigo Bartoli, Efisio Oppo ed Esodo Pratelli. Frequenta contemporaneamente il gruppo della “terza saletta” e gli “amici del caffè” legandosi a letterati come Baldini e Onofri. Verso il 1914 conobbe a Roma la pittrice lettone Edita Walterowna zur Muehlen, la quale divenne sua moglie e ne influenzò la formazione artistica. Incitato da Papini, allora direttore della terza pagina del Tempo, egli cominciò a collaborare con articoli di critica d’arte e, nel novembre 1918, decise di fondare una propria rivista d’arte: Valori plastici. Sul primo numero, apparvero scritti di Carlo Carrà, Alberto Savinio, Giorgio de Chirico; fra i collaboratori della rivista figuravano Roberto Melli, Giorgio Morandi, Arturo Martini, Emilio Cecchi e, fra i corrispondenti stranieri, Picasso, Braque, Archipenko, Reynal e Däubler. La rivista cessò le pubblicazioni nel 1923. Essa ebbe un’importanza fondamentale nell’evoluzione della cultura e del gusto artistico del Novecento. Non ebbe un programma determinato né un particolare indirizzo, quanto piuttosto, come comune denominatore della collaborazione, una reazione polemica “non soltanto al crasso naturalismo del tardo Ottocento, ma anche all’Impressionismo, al Futurismo, al Cubismo” (Salvini), reazione che si concretizzava in un bisogno di recuperare la realtà naturale “in un linguaggio plastico e costruttivo” che vedeva soprattutto in Cézanne la sua fonte prima. Questa reazione, e l’orientamento verso un’arte che, senza rifiuto dell’esperienza della natura, sapesse renderla – al di fuori di ogni indirizzo programmatico – in forme nuove pur nel rispetto della tradizione, si evidenziò anche nella riproduzione, sulle stessa rivista, di opere di artisti del gruppo, dai dipinti metafisici di De Chirico e di Carrà a quelli già orientati verso il recupero della realtà naturale dello stesso Carrà, o di Martini, Melli e Soffici. La rivista favorì anche un dialogo vivace fra gli artisti europei valorizzando i “pionieri dell’avanguardia” come Braque, Lipchitz, Klee, Tatlin, Mondrian, Picasso e riproponendo all’attenzione del pubblico i valori tradizionali, dal Seicento a Canova, da Fattori a Previati. Nel 1924, per dedicarsi più esclusivamente alla pittura, lasciò Roma; visse per qualche tempo a Rotavallo (Sabina), Formia, Capri, Cuneo, quindi, nel 1927, si recò a Parigi, dove trascorse lunghi periodi, e successivamente a Cannes. Nel 1935 esponeva per la prima volta alla Quadriennale, e nel 1939 tornava ad esporvi, incoraggiato da E. Oppo che gli assegnò una sala; nel 1937, col quadro La donna e il mare, vinse un premio a Venezia. Nei quadri del B. domina una insistita ricerca formale che, forse perché tanto elaborata, spesso si limita ai dati esteriori di una realtà rappresentata con troppa vigile attenzione. La trasfigurazione poetica è operata dai colori che di preferenza rivestono forme circoscritte da pacati ritmi lineari, mantenuti su tenui accordi di verdi, di rosa, di azzurri, o di grigi interpretati in funzione spaziale. Mario Broglio muore nel 1948 a San Michele di Moriano.

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