EMANUELE CAVALLI

Lucera 1904 – Firenze 1981

Emanuele Cavalli nasce a Lucera, in provincia di Foggia, il 29 novembre del 1904. La sua è una famiglia facoltosa, da sempre appassionata d’arte e di storia. Per questo incoraggia la sua vocazione artistica, che comincia a manifestarsi già durante il periodo della formazione scolastica presso il prestigioso collegio dei gesuiti di Mondragone.

Giunto a Roma nel 1921, frequenta in un primo momento i corsi del Museo Artistico Industriale, ma ben presto li abbandona per seguire l’insegnamento – più libero e stimolante – del pittore piemontese Felice Carena, allora uno dei pittori più acclamati. Nel 1922 il maestro apre agli Orti Sallustiani una scuola d’arte, insieme ad Attilio Selva e Orazio Amato, che nei mesi estivi si sposta ad Anticoli Corrado. Cavalli è tra i primi iscritti, insieme, tra gli altri, agli amici Fausto Pirandello e Giuseppe Capogrossi, suo sodale per molti anni.

Nel 1928 Cavalli è a Parigi: lì scopre la grande arte contemporanea e ha modo di studiare da vicino i capolavori di Cézanne, che lo influenzano profondamente. Tuttavia, all’inizi degli anni Trenta il suo linguaggio pittorico risulta già maturo e personale e la lezione dei maestri cede il posto all’assimilazione dello studio della pittura antica, dagli affreschi pompeiani ai “Primitivi” e Piero della Francesca. Quando nel 1933 espone a Parigi in una collettiva insieme a Capogrossi, Corrado Cagli e Ezio Sclavi, il critico Waldemar-George parla per la prima volta di “Scuola di Roma”, coniando così un’espressione che rimarrà per sempre legata alla fama di Cavalli. Nello stesso anno firma, insieme a Capogrossi e Roberto Melli, il “Manifesto del Primordialismo Plastico”, importante testo in cui si teorizza un nuovo modo di concepire la pittura.

Tra gli anni Trenta e Quaranta, l’artista è al culmine del successo e dell’ispirazione: realizza grandi composizioni a più figure, nudi, ritratti, paesaggi e nature morte, accomunati da un modo di intendere la pittura squisitamente musicale e da un’atmosfera sospesa di “realismo magico”, fortemente connessa all’interesse che coltivava da molti anni per la cultura esoterica. Nel 1935 si trasferisce da Roma ad Anticoli Corrado insieme alla moglie Vera Haberfeld e alla figlia Maria Letizia, nata nel 1936. Qui Cavalli, pur in una sorta di isolamento dovuto alla sua ostilità alla politica fascista, vive e lavora attorniato da amici, colleghi e influenti personalità dell’arte e della letteratura, da Celestino Celestini a Luigi Pirandello.

Finita la guerra, Cavalli si trasferisce a Firenze, dove insegna pittura all’Accademia di Belle Arti. Qui mette a frutto anche le sue competenze nel campo della fotografia, ottenendo un incarico dagli Uffizi. Nonostante l’arte a lui contemporanea stesse prendendo altre strade, abbandonando la pittura figurativa a favore dell’informale, Cavalli rimase fino alla fine fedele a se stesso, proseguendo nella sua lunga ricerca sulle varietà dei toni in rapporto ai valori musicali della pittura e alla scansione ritmica delle forme geometriche. Muore a Firenze il 15 marzo del 1981.

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