AMERIGO BARTOLI NATINGUERRA

Terni 1890 – Roma 1971

Nato da genitori di origine marchigiana, si trasferì a Roma nel 1906 per studiare all’Accademia di Belle Arti: lì divenne allievo di Giulio Aristide Sartorio, aiutandolo nella realizzazione di affreschi decorativi di diverse ville e palazzi romani, nonché di alcune sale del Palazzo del Quirinale. Prende attivamente parte alla vita artistica della capitale e nel 1916 partecipa alla Quarta Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione Romana ed inizia a pubblicare alcuni disegni sulla rivista L’Eroica, dando così inizio a una lunga e prolifica collaborazione con numerosi giornali e riviste dell’epoca. Nel 1920 divide lo studio con Giorgio de Chirico; l’anno seguente compie un viaggio in Germania ed espone alla I Biennale di Roma.
Diventa uno degli artisti più noti ed apprezzati, tanto da vincere il primo premio alla Biennale di Venezia nella XVII edizione con il suo Gli amici al Caffè (1930), oggi conservato alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. L’anno successivo espone con il gruppo di “Valori Plastici” alla Fiorentina primaverile.
Nel 1927
Margherita Sarfatti presenta così le sue opere esposte nella mostra “Dieci artisti del Novecento Italiano” nell’ambito della “XCIII Esposizione degli Amatori e Cultori di Belle arti”:  “più noto sin qui come caricaturista che non in qualità di pittore. Su per le riviste e per i grandi quotidiani della capitale subito si ravvisa lo stile delle vignette e delle satire da lui tratteggiate con una causticità di segno apparentemente spezzato, nervoso e frammentario. In realtà assai bene i piani sono a posto con la tinteggiatura delle luci e delle ombre, senza nulla di arbitrario o di casuale nella spiritosa deformazione di uomini e cose”.
Nell’opera di Bartoli la naturale disposizione a una grafica brillante e arguta si affianca a una ricerca pittorica orientata in senso tonale. Accanto ai temi prediletti del paesaggio e della natura morta, dal 1924 l’artista è impegnato in una serie di ritratti. Allestisce un’ampia personale alla I Quadriennale (1931), cimentandosi poi con tecniche diverse, come la scultura che espone alla II Quadriennale (1935) e l’affresco (Banca Nazionale del Lavoro, Roma). Raccoglie parte della sua produzione di illustratore nei volumetti “Roma in selci”, pubblicati da Leo Longanesi con prefazione di Antonio Baldini (1934) e “Oggi come oggi”, con prefazione di Mario Soldati (1952).
Insegnò all’Accademia d’arte per ventuno anni dal 1939 fino al 1960 formando più generazioni di artisti (da Accatino a Ceroli, da Avanessian a Pascali).
Dal successivo dopoguerra pubblicò periodicamente strisce satiriche per il settimanale Il Mondo, insieme a piccoli volumi di storie, aforismi e disegni.
Nel corso degli anni ha collaborato anche a La TribunaLa LetturaLa Gazzetta del PopoloQuadrivioOmnibusLa Fiera Letteraria. Nel 1943 sposò a Roma Giuditta “Ditta” Cecchi (1913-1966), una figlia di Emilio CecchiLeonetta Pieraccini e sorella di Giovanna “Suso” Cecchi D’Amico.

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