GIUSEPPE (PIPPO) ORIANI
Torino 1909 – Roma 1972
Pippo Oriani nasce nel 1909 a Torino dove, dopo aver interrotto gli studi di architettura, si dedica alla pittura entrando in contatto con Fillia e il gruppo futurista torinese (oltre a Fillia, Ugo Pozzo Diulgheroff, Allimandi, Costa) ma avvicinandosi anche al Gruppo dei Sei (Casorati, Spazzapan e gli architetti Cuzzi, Pagano, Persico e Levi Montalcini).
Il suo esordio espositivo avviene nel Padiglione Futurista all’Esposizione Internazionale di Torino del 1928, su invito di Prampolini.
Nel 1929 all’Esposizione Internazionale di Barcellona le sue scenografie vengono premiate. A Milano allestisce una propria sala alla mostra dei Trentatrè futuristi alla Galleria Pesaro ed espone a tutte le edizioni della Biennale di Venezia dal 1930 al 1938; partecipa inoltre alle mostre itineranti del gruppo, di cui collabora ad aggiornare la poetica, sulle indicazioni della cultura europea, soggiornando ed esponendo a più riprese a Parigi tra il 1929 e il 1936 ( partecipa alla mostra « Les peintres futuristes italiens » alla Galerie 23, e inoltre al Salon International du Livre d’Art, al Cercle et Carre’, alla Galerie Bernheim Jeune con sala personale, alla Esposizione Universale del 36), in contatto coi maggiori interpreti delle avanguardie, Braque, Zadkine, Léger, Kandinskij, Delaunay, Le Corbusier, lo stesso Prampolini, Seuphor, Cocteau, Clair, Valensi, Diaghileff; la sua pittura si presenta quindi come una ricerca profonda e articolata di una figurazione moderna, ispirata tanto dal cubismo che dal futurismo, in una sua particolare autonomia e invenzione.
Tra il 1929 e il 1930 lavora sul concetto di “simultaneità” in un ambito tardocubista di derivazione severiniana non privo di inflessioni metafisiche e simboliche, assumendo un ruolo sempre più significativo nell’ambito del Secondo futurismo a Torino.
Tipica della sua ricerca è una forte componente astratta che si innerva di sintetiche eleganze surrealistiche a elaborare spazi siderali dove la frequente presenza della sfera indica un’indefinita possibilità di creazione che tende spiritualmente all’infinito; caratteristici sono anche gli Arlecchini nei quali l’idea futurista della simultaneità viene espressa attraverso l’uso marcato del colore, e le Nature morte dove oggetti consueti quali tavolo e strumenti musicali dividono lo spazio con arcane figure femminili
emananti fosforescenze in uno spazio architettonico post-cubista.
Nel 1931 partecipa a varie mostre del gruppo futurista tra cui una
personale in “Arte Futurista pittura e scultura” a Savona e la
“Mostra Futurista di Aeropittura e di Scenografia” alla Galleria Pesaro – Milano 1931, con il suo capolavoro Nascita della simultaneità, col coevo Paesaggio interplanetario, in mostra anche a Parigi con l’inquietante Divinizzazione dello spazio del 1933, ora alla Galleria d’Arte Moderna di Torino. Nel 1935, abbandonata l’esperienza aeropittorica e accostatosi al postcubismo, proseguono meno assiduamente i rapporti col gruppo futurista, espone alla II Quadriennale di Roma e ha una sala personale a Les Futuristes Italiens a Parigi, mentre nella Biennale del 1936 espone opere di affinità espressionista, dove risultano comunque dinamicamente sottolineati i ritmi plastici.
Nel 1938 espone con Costa e Mino Rosso alla Galleria Gianferrari di Milano; ancora con Mino Rosso al Palazzo Lascaris di Torino nel 1939. Ampia la collaborazione dell’artista con scritti a riviste futuriste quali La Città Futurista, La Città nuova (delle quali e’ redattore capo), La Forza, Stile Futurista, al Secolo XIX di Genova.
Negli anni quaranta Oriani lavora in architettura accanto a Sartoris, Djulgheroff e Fillia, e con Rosso e Fillia nell’allestimento di interni (i suoi lavori sono citati nel 1931 nel volume di Fillia su “La nuova architettura”).
Con Martina e Cordero nel campo della cinematografia d’avanguardia, realizzando a Parigi e Torino tra il 1930/31 il film Vitesse di cui e’ produttore e regista.
Nel dopoguerra si apparta pur proseguendo l’attività pittorica che ripropone in un’ampia antologica solo nel 1964 alla Galleria della Medusa di Roma con presentazione di F. Menna: le ultime opere sono nell’ambito di una figurazione archetipica.
Negli anni sessanta, si dedica essenzialmente alla pittura con due indirizzi: un incisivo e rigenerato révival del suo periodo parigino, e una nuova e intensa ricerca, che definisce lui stesso “presenze umane”.
Muore a Roma nel 1972.
Assai vasta la sua bibliografia e partecipazioni a personali e collettive.
1964, F. Menna, Prima mostra antologica di Pippo Oriani, catalogo della mostra, Galleria della Medusa, Roma.
2005, Arlecchini, Pulcinella e chitarre. Le maschere di Pippo Oriani, Roma, Museo Boncompagni Ludovisi.
2009, G.Lista – M. Margozzi, Catalogo Generale – Primo Volume, Editoriale Giorgio Mondadori.
Dal 13 gennaio 2009 la « Oriani Foundation/Fondation Oriani » e’ ufficialmente riconosciuta dallo Stato Canadese con sede Ottawa, Ontario.
2019, M.Margozzi e Gabriele Oriani, Mibac e Polo Museale di Puglia, mostra al Castello Svevo di Bari.
E’ presente sulla Enciclopedia Treccani e nel Dizionario degli Italiani Treccani alla voce “Giuseppe Oriani”
www.oriani.org – fondazione91@gmail.com






