GIACOMO BALLA

Torino 1871 – Roma 1958

Giacomo Balla compie gli studi a Torino, dove frequenta i corsi di Giacomo Grosso all’Accademia Albertina e si avvicina alla pittura divisionista di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Nel 1895 è finalmente Roma: dopo una breve parentesi parigina, vi si trasferisce definitivamente. Nella Capitale inizia a esporre regolarmente alle mostre della “Società Amatori e Cultori di Belle Arti”, nel 1905 fa anche parte della giuria. Maestro di Boccioni e Severino, Balla stringe rapporti con Cena, Marcucci, Cambellotti, divenendo in breve una figura guida nell’ambiente artistico romano. Nel primo lustro del Novecento la sua ricerca si orienta sui temi del cosiddetto “socialismo umanitario”, mentre dal punto di vista tecnico procede con una rilettura personale della tecnica divisionista.
Nel 1910 è tra i firmatari del manifesto della pittura futurista. Quando si accosta al Futurismo, i suoi spunti provengono soprattutto dalle riflessioni sul movimento della fotografia di Muybridge – si veda, ad esempio, il dipinto “Dinamismo di un cane al guinzaglio” – e sulle esperienze fotografiche di Anton Giulio Bragaglia.

Negli anni ‘20 il suo lavoro è caratterizzato da una fantasiosa stilizzazione di motivi naturalistici, da un cromatismo a volte intenso e violento, altre sfumato e iridescente. È in questo periodo che il pittore torinese si impegna con più costanza nelle arti applicate, a cui si era già dedicato nei primi anni ’10, in particolare all’inizio del 1913, quando lavorò ai progetti – poi scartati – per le decorazioni delle sale e per la locandina della prima mostra del gruppo della “Secessione” romana.

Nel 1918 è una sua personale ad inaugurare l’attività della Casa d’Arte Bragaglia in via degli Avignonesi. Nel 1925 è presente alla Terzia Biennale romana. Nel 1928 espone quindi nuovamente agli “Amatori e Cultori”, con una personale in cui emerge con chiarezza un rinnovato interesse per la figurazione. Da quel momento Balla si rivolge sempre più ai temi tradizionali del ritratto, del paesaggio e dell’intimismo domestico, tipici della sua produzione giovanile. Tempio di questa ricerca è la casa-studio di via Oslavia, dove lavora con le due figlie pittrici, Elica e Luce.

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