1920

Emilio Cecchi raccoglie i suoi scritti nel volume Pesci rossi, che rappresentano un modello della “prosa d’arte”. Con agguerrita intelligenza critica, scruta la realtà quotidiana e per nessi logici giunge nei recessi della fantasia e della cultura. Vincenzo Cardarelli (pseudonimo di Nazareno Caldarelli) pubblica Viaggi nel tempo.

FEBBRAIO Viene fondata a Milano la rivista mensile “Il Convegno”, ad opera di Enzo Ferrieri. L’editoriale afferma “riprendere la tradizione è legge così naturale che nessuno pensa di contraddirla“. La rivista inizia nel nome di Pirandello e tra i collaboratori annovera Carlo Linati (traduce Esuli di Joyce) e Palazzeschi, SavinioOppo, Soffici, Croce, Carrà, Raimondi e de Chirico.

16 FEBBRAIO Si inaugura l’Esposizione degli Amatori e Cultori, ancora una volta dominata dalla generazione di Antonio Mancini e Aristide Sartorio, Amedeo Bocchi e Arturo Noci. Cipriano Efisio Oppo, sulle colonne de “L’Idea Nazionale” (Roma, 17 febbraio), la giudica di “una tale miseria artistica, che anche il più profano dei visitatori se ne andrà”, e lancia i suoi strali contro le grandi composizioni di Sartorio (“brutte fotografie ingrandite e colorate con brutti colori”) e anche contro “i plagi di Depero, di Ferrazzi, di Carrà, le “tedescherie di cattivo gusto”, i “cubismi non capiti”, le “facili prampolinerie”, i “futurismi mescolati a postimpressionismi”.

MARZO Da Bragaglia, mostra di Filippo de Pisis, a Roma da poco tempo. Racconta il pittore: “Non potrei con parole umane esprimere il piacere che mi han fatto le lodi saporose, e caute, degli intelligenti, di necessità pochi, ma molto più le scalmane, le ire, le risatine, le censure degli altri. Alcuni più feroci arrivarono perfino a scrivere parole e a delineare disegni non so se meno pudichi o più divertenti su alcuni studi che il Bragaglia aveva avuto l’imprudenza di esporre senza il vetro” (Anamnesi dell’arte, 1920).
Ricorre il quarto centenario della morte di Raffaello. Adolfo Venturi per l’occasione pubblica una monografia sull’artista, che insieme a Michelangelo e Leonardo rappresenta il coronamento delle “tradizioni dell’arte fiorentina all’alba del Cinquecento. Nell’anima di Raffaello – scrive Venturi – non albergano spirituali sottigliezze, non tormenti ed incubi“. Non a caso nello stesso periodo, anche un “ritornante” come Giorgio de Chirico celebra l’anniversario, dedicando al pittore di Urbino un articolo. La pittura raffaellesca corrisponde al “concetto metafisico dell’apparenza plastica nella sua estrema solidità” una definizione che de Chirico sembra pretendere per la propria pittura.

15 APRILE Si inaugura la prima Biennale di Venezia del dopoguerra. Il segretario Vittorio Pica e la giuria composta di artisti (tra gli altri Carpi, Ciardi e Wildt) hanno “creduto per un riguardo al turbamento lasciato in tutti gli animi dalla guerra mondiale, di dover usare una certa larghezza nell’ammettere” ed hanno cercato di favorire “le aspirazioni giovanili, al fine di ottenere un complesso di opere rispecchiante le inquiete e tormentose ricerche dell’attuale generazione”. Nonostante ciò, il clima è definito dalle due grandi sale decorate da Galileo Chini, dalla retrospettiva di Plinio Nomellini, da quella di Hodler nel padiglione svizzero e da altre di indirizzo ottocentesco. E poi c’è l’avant-garde internazionale. Gli impressionisti trionfano per volontà di Pica (ma anche per il lavoro culturale de “La Voce” ): bei gruppi di opere di Cézanne e Van Gogh, Seurat e Picasso. La grandiosa retrospettiva di Archipenko fa da contrappunto al colore di Matisse. Gli artisti romani sono un gruppetto sparuto e disomogeneo: Ferruccio Ferrazzi espone Ballo che già risponde al nuovo clima del “ritorno all’ordine”, pur con reminiscenze futuriste; anche Virgilio Guidi si è allineato a questa nuova tendenza, come dimostra il dipinto Madre e bimbo. E poi ci sono Amleto Cataldi, Attilio Selva, Arturo Dazzi e Nicola D’Antino.

26 DICEMBRE Si apre a Ginevra la prima Exposition Internationale d’Art Moderne del dopoguerra, che si tiene in occasione della prima adunanza delle Società delle Nazioni. La manifestazione vuole offrire un panorama mondiale di tutte le arti e prevede anche concerti di musica moderna. La Francia, fa la parte del leone esponendo dagli Impressionisti fino a Picasso, la Germania tra gli altri presenta gli artisti che di lì a poco daranno vita alla Neue Sacklickheit: Grosz, Radziwill, Schrimpf. L’Austria si fa forte con Kokoschka e Kubin, il Belgio con Magritte e il Giappone con Foujita. Tra gli artisti della Russia figurano Larionov, Gontcharowa e Zadkine; il Messico è rappresentato da Diego Rivera. L’arte italiana è rappresentata dai Futuristi (Boccioni, Balla, Depero, Prampolini) e poi de Chirico, Modigliani, Funi; tra i romani sono presenti, Benvenuto e Ferruccio FerrazziDeiva de Angelis.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *